Il mio blog principale: http://mikelogulhi.blogspot.com
Il blog centrale in italiano (dove puoi vedere, a destra, quali sono gli ultimi blog in italiano aggiornati): http://ilmondofuturo.blogspot.com

venerdì 4 luglio 2014

Duma cancella 90% debito Cuba verso Urss

da www.ansa.it

Cuba rimborsa Russia solo 3,5 miliardi di dollari

(ANSA) - MOSCA, 4 LUG - La Duma, il ramo basso del Parlamento russo, ha ratificato un accordo tra Russia e Cuba per l'annullamento del 90% del debito dell'Avana verso l'Urss, pari a 35,2 miliardi di dollari. Saranno rimborsati solo 3,5 miliardi di dollari circa, che però Mosca reinvestirà nell'economia cubana. L'intesa era stata siglata lo scorso ottobre dal premier russo Dmitri Medvedev durante una visita a Cuba. In questo modo la Russia rinsalda i legami con il suo vecchio alleato storico durante la guerra fredda.

giovedì 12 dicembre 2013

Caraibi: Schiavitù, chiesti i danni a otto potenze coloniali

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  12 dicembre 2013  alle  6:00.

Non solo Gran Bretagna, Francia e Olanda; anche Spagna, Portogallo, Danimarca, Norvegia e Svezia sono stati inclusi nella lista delle ex potenze coloniali a cui la Commissione per la riparazione della Comunità dei , la , chiede una forma di compensazione per il duraturo impatto della schiavitù nella regione. “Quando affrontiamo la storia, troviamo che la maggior parte delle nazioni europee, incluse quelle del sud e del centro, è stata coinvolta nel commercio di schiavi. Queste nazioni portano l’eredità di questo crimine” ha detto in una conferenza stampa alla University of the West Indies in Giamaica, Hilary Beckles, presidente della speciale Commissione caraibica. Anche Svizzera e Russia, ha aggiunto, sono “sotto osservazione”.caricom
La Commissione si sta preparando a inviare i suoi primi rapporti ai capi di Stato delle nazioni caraibiche perché li studino e decidano come procedere con l’Europa. L’iniziativa della Caricom si basa sulla constatazione che le ferite della schiavitù sono ancora presenti nel tessuto sociale caraibico, così come è evidente un ritardo scientifico e tecnologico della regione che si ritiene derivato dall’approccio economico a lungo incentrato sulla produzione di materie prime, come lo zucchero. Il primo ministro di Saint Vincent, Ralph Gonsalves, che assumerà la presidenza di turno della Caricom all’inizio del 2014, ha promesso di battersi con forza per qualcosa che considera “un tema fondamentale e definitivo della nostra era”.
L’iniziativa ha preso forma a luglio, quando la Caricom ha creato la Commissione per la riparazione dei danni subiti per la schiavitù e il genocidio dei popoli nativi; otto paesi si sono poi dotati di proprie commissioni. I governi caraibici hanno contattato l’ufficio legale inglese Leigh Day, già vincente nella lunga battaglia legale per ottenere indennizzi per centinaia di keniani torturati dal governo coloniale britannico durante la ribellione Mau Mau: l’avvocato Richard Stein ha già annunciato che, se i negoziati con le ex potenze coloniali non andranno a buon fine si rivolgerà alla Corte internazionale di Giustizia.

mercoledì 20 novembre 2013

Honduras: chiude la campagna elettorale, due i favoriti per la presidenza

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  20 novembre 2013  alle  6:00.

I candidati presidenziali in hanno chiuso questa settimana la loro campagna elettorale per le che si terranno domenica e nelle quali gli honduregni decideranno chi sostituirà Porfirio .hondurasxiomara-castro-de-zelaya
Alla mezzanotte di martedì (ore locali) è iniziato il periodo di “riflessione”, durante il quale è vietato fare proselitismo o bere alcool.
Un totale di nove candidati sono in lizza per la presidenza del paese. Alle elezioni si rinnoveranno anche 128 seggi del Congresso nazionale, 20 del Parlamento Centroamericano e 298 cariche municipali.
I sondaggi danno come favoriti Juan Orlando Hernández, del Partito Nazionale (al governo), e Xiomara Castro, moglie dell’ex presidente Manuel , del partito Libertà e Rifondazione (Libre).

giovedì 7 novembre 2013

Guatemala: il processo contro Ríos Montt riprenderà nel 2015

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  7 novembre 2013  alle  6:00.

Il processo contro il generale golpista guatemalteco José Efraín per genocidio e crimini di guerra riprenderà il 5 gennaio 2015, “per motivi di agenda”, per ordine della Corte Costituzionale del .guatemala-rios-montt
Lo ha detto alla stampa l’avvocato Héctor Reyes, del Centro di azione legale per i diritti umani (), che rappresenta la comunità e le altre vittime della dittatura di Ríos Montt.
Fonti della Corte Costituzionale riferiscono che la Prima Sala di Appello, che attualmente gestisce il caso, “ha molte cause pendenti”. Pertanto, “la ripresa del processo è in programma per i primi giorni del 2015″.
La Procura del Guatemala accusa Ríos Montt di essere il responsabile del massacro, compiuto dai militari durante la guerra civile, di 1771 indios di etnia Ixiles, gruppo etnico nel dipartimento di Quiche, nel nord del Guatemala.
La presidenza de facto di Ríos Montt, anche se breve (1982-1983), viene considerato uno dei più sanguinosi periodi della guerra civile di 36 anni (1960-1996) che ha lasciato 200.000 morti o dispersi, secondo l’.
Lo scorso 10 maggio, la Prima Sala di Appello aveva dichiarato colpevole Ríos Montt di genocidio e crimini di guerra, condannandolo a 80 anni di carcere, alla fine di un processo durato quasi un decennio. Tuttavia, dieci giorni più tardi, la Corte Costituzionale ha annullato la sentenza per presunti errori di procedura legale e ordinato di rifar partire il caso dalla sentenza del Tribunale Primo di Alto Rischio, cui inizialmente era stato a fidato il caso.
Al momento, Ríos Montt si trova agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
A breve la Caldh presenterà presso la Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell’ (Organizzazione degli Stati Americani), che ha sede a Washington, una denuncia per “diniego di giustizia” contro lo stato guatemalteco.

martedì 22 ottobre 2013

Cuba, Raul Castro annuncia la fine della doppia moneta

da www.corriere.it

VERSO UNA MONETA UNICA

Avviato il processo di riunificazione delle due monete circolanti per diciannove anni a Cuba, il peso cubano e il peso convertibile


Raul Castro (Ap)Raul Castro (Ap)
Il presidente cubano Raul Castro ha annunciato la fine della doppia moneta con l’inizio del processo di riunificazione delle due monete circolanti per diciannove anni a Cuba, il peso cubano e il peso convertibile. A dare l’annuncio il quotidiano Granma.  «Il Consiglio dei Ministri ha approvato la realizzazione del calendario di attuazione delle misure che porteranno all’unificazione monetaria» si legge in un comunicato ufficiale.

martedì 13 agosto 2013

Il Messico apre ai privati l'industria petrolifera

da www.ilsole24ore.com

Un grande annuncio, atteso da tempo, prospettato dai primi anni Novanta. Il presidente del Messico Henrique Pena Nieto ieri ha ufficilizzato l'intenzione di aprire al capitale privato Pemex, la società energetica nazionale.
Non sarà un'operazione facile, piuttosto sarà lastricata di grandi difficoltà: modificare la costituzione e convincere elettorato e opposizione politica ad accettare. Ma il presidente ha deciso di provarci: offre contratti di sfruttamento dei pozzi alle compagnie internazionali. Il Governo manterrebbe il controllo delle attività di esplorazione e produzione.
Un gruppo di studenti universitari messicani cui è stato chiesto cosa pensasse della privatizzazione di Pemex, ha risposto così: «Male, è come vendere la nostra bandiera». Ecco perché se Pena Nieto fallisse il suo tentativo sarà l'ultimo di una lunga serie. Se trionfasse passerà alla storia. Pena Nieto per procedere con la madre di tutte le riforme messicane, quella di Pemex, dovrà quindi modificare tre articoli della Costituzione: il 25, il 27 e il 28.
Una giocata molto complessa dato che il 70% della popolazione, secondo i sondaggi, è palesemente contraria alla privatizzazione di Pemex, nazionalizzata nel 1938 e da quella data orgoglio nazionale, simbolo del Paese.
Il Messico è il settimo produttore mondiale di petrolio e con i suoi 3 milioni di barili estratti al giorno si contende con il Brasile e il Venezuela il primato di Paese petrolifero latinoamericano. Il guaio è che Pemex, negli ultimi dieci anni ha ridotto i suoi utili del 30 per cento. E guardando ai dati più recenti, nel primo trimestre 2013, la società ha incassato il 3,4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012. A ciò si aggiunge il drenaggio di risorse operato dalla Stato che trattiene il 67% degli introiti in valuta di Pemex.
Grandi aspettative quindi per un'operazione che potrebbe rilanciare il Messico, oppresso da una narcoeconomia che negli ultimi dieci anni ha provocato 70mila morti e penalizzato dalla crisi che ha investito l'economia americana di cui il Messico è il primo fornitore. Non solo: le maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio che sono l'emblema della forza dell'economia messicana, hanno patito la concorrenza di India e Cina. L'apertura di Pemex al capitale privato potrebbe migliorare la competitività del settore energetico che per ora langue. L'estrazione di petrolio nelle acque profonde del Golfo del Messico permetterebbe di accedere a un bacino di 29 miliardi di barili. E inoltre nuovi investimenti stranieri consentirebbero di accedere alle riserve di shale gas, le quarte più grandi del mondo, da cui si potrebbero ottenere grandi quantità di gas e di petrolio.
Lo scoglio più duro che Pena Nieto deve affrontare è di carattere politico. Governo e opposizione hanno firmato un anno fa il Pacto por Mexico, un accordo su cui lanciare 95 riforme strutturali mirate a modernizzare il Paese. I timori riguardano la possibilità che la riforma energetica, inclusa tra i 95 punti, possa rivelarsi un'opportunità ma anche un rischio, quello di essere un grimaldello capace di fare saltare l'intero accordo. Scenario già prefigurato da alcuni esponenti dell'opposizione: «Se la riforma di Pemex non sarà concertata con tutte le forze politiche sorgerà il "Mexico bronco", (bronca vuol dire protesta, Ndr); in altre parole l'esplosione di una protesta generalizzata e diffusa».
Infatti i tre partiti più importanti non sono affatto allineati sull'interpretazione dell'interesse generale che conseguirebbe dalla privatizzazione di Pemex. Il partito messicano con più lunga tradizione, il Pri, Partito rivoluzionario, un partito centrista a dispetto della sigla, ha governato per 71 anni consecutivi , fino a che il Pan (Partito di azione nazionale), liberista, si è imposto con la presidenza di Vicente Fox. Entrambi sono a favore della privatizzazione di Pemex, pur con delle differenze procedurali. Ma il Prd (Partito rivoluzionario democratico), grande partito di centrosinistra, da sempre all'opposizione rispetto al Pri, si è espresso contro la privatizzazione. Andres Manuel Lopez Obrador, due volte candidato presidenziale, ha dichiarato che il miglioramento dell'efficienza di Pemex non si ottiene con la privatizzazione ma con la lotta alla corruzione e alla gestione poco professionale del management.
Il "no" dell'opposizione poggia sulla convinzione che la ripartenza economica del Paese debba puntare su di una riforma fiscale dato che attualmente la pressione del fisco è la più bassa tra i Paesi Ocse. E infine sui modestissimi risultati ottenuti dagli altri Paesi latinoamericani che hanno privatizzato il settore energetico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L'ECONOMIA
Il piano
IL pezzo forte del piano nergetico di Enrique Pena Neto è l'apertura agli investimenti privati dell'industria petrolifera, oggi monopolio statale. L'iniziativa dovrebbe potenziare la crescita del Messico, che dà preoccupanti segni di rallentamento, come mostra il grafico in alto che registra le ultime stime dell'Fmi
Le risorse messicane
Il Messico oggi è il decimo produttore mondiale di greggio secondo i dati dell'Opec, ma la produzione si è ridotta di un quarto dal picco di 3,4 milioni di barili al giorno registrato nel 2004. Il Paese è tra i principali fornitori degli Stati Uniti - prima destinazione dell'export messicano - , ma deve poi importare quasi metà della benzina per gravi carenze nella capacità di raffinazione
Il Messico possiede anche le quarte riserve al mondo di shale gas, stimate in 681mila miliardi di piedi cubici dall'Eia

sabato 20 luglio 2013

Al vaglio Onu il cargo nordcoreano bloccato a Panama: Pyongyang rischia inasprimento delle sanzioni

da www.ilsole24ore.com


(Afp)(Afp)
Sono ancora in corso le operazioni per svuotare le stive della Chong Chon Gang, il cargo nordcoreano proveniente da Cuba, bloccato la settimana scorsa nel canale di Panama. Nascosti in mezzo a 10mila tonnellate di zucchero, gli agenti panamensi hanno scoperto due Mig 21 con 15 motori di ricambio, due batterie di missili terra aria e i radar necessari al loro utilizzo oltre a nove missili smontati e altre parti di ricambio. Tutto materiale risalente agli anni '60 che sarebbe stato destinato al regime di Pyongyang in violazione di una risoluzione Onu del 2009, che vieta alla Corea del Nord qualsiasi scambio di armi escluse le armi leggere.
L'allarme è scattato quando una fregata di pattuglia al largo di Panama ha notato il cargo che navigava con il transponder spento. Davanti agli ufficiali della dogana, i 35 membri dell'equipaggio hanno subito mostrato un atteggiamento ostile arrivando a sabotare l'impianto elettrico della nave per rallentare le operazioni di scarico. Il comandante avrebbe addirittura tentato di tagliarsi la gola davanti ai ritratti di Kim Il Sung e di suo figlio Kim Jong Il nella sua cabina, ma è stato bloccato in tempo. Il ministro per la sicurezza di Panama, Jose Raul Mulino, ha spiegato che non risponderà alla richiesta di rilascio della nave e del suo equipaggio avanzata dalla Corea del Nord, perché è stato commesso un crimine e le indagini sono in corso.
Nel frattempo il caso è arrivato sul tavolo del segretario dell'Onu Ban Ki-Moon che, appena le stive della Chong Chon Gang saranno state svuotate, invierà un team di esperti per esaminare il materiale e interrogare l'equipaggio. Il governo cubano ha giustificato la spedizione come un'operazione di manutenzione e aggiornamento di materiale effettivamente obsoleto, ma non ha spiegato perché la nave volesse sfuggire ai controlli e perché non sia stata richiesta un'autorizzazione straordinaria all'Onu. Da parte degli Stati Uniti, che hanno gestito il canale di Panama fino al 1999 e che hanno elogiato il comportamento delle autorità panamensi, è arrivata una forte condanna per la violazione della risoluzione Onu, ma questo episodio non ha fermato il dialogo sull'immigrazione tra Cuba e Usa, appena riaperto dopo due anni di stop.
L'ambasciatore britannico all'Onu, Mark Lyall Grant, ha elogiato il buon lavoro svolto dalle autorità panamensi che consentirà al Consiglio di Sicurezza di valutare i fatti ed eventualmente inasprire le sanzioni. Ma, nell'inevitabile dialettica tra falchi e colombe, l'intera vicenda è il segno della crisi che colpisce entrambi i regimi di Cuba e Corea del Nord disposti a rischiare molto con un cargo che attraversa il canale di Panama, piuttosto seguire una rotta più lunga ma meno pattugliata. Secondo Hugh Griffiths, dello Stockholm International Peace Research Institute, «il viaggio della Chong Chon Gang colpisce per disperazione e stupidità. La vicinanza dei Caraibi con gli Stati Uniti, fa di quelle acque una delle aree più controllate al mondo».