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sabato 23 febbraio 2013

La svolta di Raúl Castro: “Mi sento vecchio, vado in pensione”

da www.lastampa.it

Raúl Castro con Medvedev ieri all’Avana. La Russia ha annunciato la cancellazione del debito dell’isola
Cuba, l’annuncio all’indomani
del cambio di governo
paolo manzo
san paolo
Si sente vecchio e ha il diritto di andare in pensione. Così Raúl Castro ha sorpreso la stampa internazionale in occasione della visita all’Avana del premier russo Dmitry Medvedev. «Ho quasi 82 anni - ha dichiarato il fratello di Fidel che di anni ne ha invece 86 - ho diritto di andare in pensione». Anche se non ha specificato quando. Dinanzi, poi, allo stupore dei giornalisti ha chiesto «perché siete così increduli?», rimandandoli al suo discorso di domani da lui stesso preannunciato come «interessante».

Già, perché questi per Cuba sono giorni importanti. Domani infatti l’Assemblea Nazionale dovrà rieleggere il presidente e il Consiglio dei ministri. Dopo una vita trascorsa a fare il ministro della Difesa Raúl ha sostituito dal 2006 il fratello e líder máximo Fidel a causa della sua malattia. Prima provvisoriamente, poi nel 2008 con nomina ufficiale a presidente del Consiglio di Stato. Finora Raúl aveva sempre sostenuto l’idea di una soglia limite per la durata dei mandati di governo, anche se nulla è mai stato legiferato in proposito. Nel suo caso poi, essendo il suo primo mandato durato cinque anni, tutto lasciava pensare ad un rinnovo per altri cinque, fino al 2018, quando forse Cuba avrebbe scelto un altro presidente.

Le ultime esternazioni, invece, fatte in modo informale in un mausoleo dedicato ai caduti dell’ex Unione Sovietica, aprono adesso nuovi scenari finora impensabili. E forse non è un caso che siano arrivate in concomitanza con un’altra notizia che segna una svolta importante. E cioè che la Russia cancellerà il debito di Cuba, ereditato dalle strette relazioni bilaterali tra Mosca e l’Avana ai tempi dell’Urss. Si tratta di circa 27 miliardi di euro, cifra che in parte sarà cancellata, in parte verrà inclusa in un piano di ristrutturazione spalmato su 10 anni. L’Avana, dal canto suo, si impegna ad acquistare con un contratto di leasing tecnologia aeronautica russa per 495 milioni di euro.

Domenica insomma le carte in tavola per il governo cubano potrebbero cambiare e si potrebbe assistere ad uno svecchiamento della leadership del regime. Basti pensare che i posti di primo e secondo vicepresidente sono stati finora occupati da due fedelissimi ottuagenari che hanno combattuto nella rivoluzione del 1959. Del resto quello di ringiovanire le fila del potere a Cuba è da tempo un chiodo fisso di Raúl. Nel 2010 proprio nel discorso di fine anno aveva dichiarato «il tempo che ci resta è breve, il compito enorme. Abbiamo l’obbligo di portare il Paese sulla giusta rotta».

In ballo c’è il futuro dell’isola, a partire dalla sua economia. Nonostante i tentativi di riforme intrapresi dal 2006 la crisi è infatti fortissima per l’isola caraibica su cui pesa l’embargo degli Stati Uniti. Una crisi che ha costretto il potere centrale ad aprirsi suo malgrado al privato perché, come sottolineano anche alcuni ricercatori del Centro studi sull’economia cubana dell’Università dell’Avana, «le autorità hanno bisogno di risultati positivi in fretta per preservare il consenso sociale».