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martedì 13 agosto 2013

Il Messico apre ai privati l'industria petrolifera

da www.ilsole24ore.com

Un grande annuncio, atteso da tempo, prospettato dai primi anni Novanta. Il presidente del Messico Henrique Pena Nieto ieri ha ufficilizzato l'intenzione di aprire al capitale privato Pemex, la società energetica nazionale.
Non sarà un'operazione facile, piuttosto sarà lastricata di grandi difficoltà: modificare la costituzione e convincere elettorato e opposizione politica ad accettare. Ma il presidente ha deciso di provarci: offre contratti di sfruttamento dei pozzi alle compagnie internazionali. Il Governo manterrebbe il controllo delle attività di esplorazione e produzione.
Un gruppo di studenti universitari messicani cui è stato chiesto cosa pensasse della privatizzazione di Pemex, ha risposto così: «Male, è come vendere la nostra bandiera». Ecco perché se Pena Nieto fallisse il suo tentativo sarà l'ultimo di una lunga serie. Se trionfasse passerà alla storia. Pena Nieto per procedere con la madre di tutte le riforme messicane, quella di Pemex, dovrà quindi modificare tre articoli della Costituzione: il 25, il 27 e il 28.
Una giocata molto complessa dato che il 70% della popolazione, secondo i sondaggi, è palesemente contraria alla privatizzazione di Pemex, nazionalizzata nel 1938 e da quella data orgoglio nazionale, simbolo del Paese.
Il Messico è il settimo produttore mondiale di petrolio e con i suoi 3 milioni di barili estratti al giorno si contende con il Brasile e il Venezuela il primato di Paese petrolifero latinoamericano. Il guaio è che Pemex, negli ultimi dieci anni ha ridotto i suoi utili del 30 per cento. E guardando ai dati più recenti, nel primo trimestre 2013, la società ha incassato il 3,4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012. A ciò si aggiunge il drenaggio di risorse operato dalla Stato che trattiene il 67% degli introiti in valuta di Pemex.
Grandi aspettative quindi per un'operazione che potrebbe rilanciare il Messico, oppresso da una narcoeconomia che negli ultimi dieci anni ha provocato 70mila morti e penalizzato dalla crisi che ha investito l'economia americana di cui il Messico è il primo fornitore. Non solo: le maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio che sono l'emblema della forza dell'economia messicana, hanno patito la concorrenza di India e Cina. L'apertura di Pemex al capitale privato potrebbe migliorare la competitività del settore energetico che per ora langue. L'estrazione di petrolio nelle acque profonde del Golfo del Messico permetterebbe di accedere a un bacino di 29 miliardi di barili. E inoltre nuovi investimenti stranieri consentirebbero di accedere alle riserve di shale gas, le quarte più grandi del mondo, da cui si potrebbero ottenere grandi quantità di gas e di petrolio.
Lo scoglio più duro che Pena Nieto deve affrontare è di carattere politico. Governo e opposizione hanno firmato un anno fa il Pacto por Mexico, un accordo su cui lanciare 95 riforme strutturali mirate a modernizzare il Paese. I timori riguardano la possibilità che la riforma energetica, inclusa tra i 95 punti, possa rivelarsi un'opportunità ma anche un rischio, quello di essere un grimaldello capace di fare saltare l'intero accordo. Scenario già prefigurato da alcuni esponenti dell'opposizione: «Se la riforma di Pemex non sarà concertata con tutte le forze politiche sorgerà il "Mexico bronco", (bronca vuol dire protesta, Ndr); in altre parole l'esplosione di una protesta generalizzata e diffusa».
Infatti i tre partiti più importanti non sono affatto allineati sull'interpretazione dell'interesse generale che conseguirebbe dalla privatizzazione di Pemex. Il partito messicano con più lunga tradizione, il Pri, Partito rivoluzionario, un partito centrista a dispetto della sigla, ha governato per 71 anni consecutivi , fino a che il Pan (Partito di azione nazionale), liberista, si è imposto con la presidenza di Vicente Fox. Entrambi sono a favore della privatizzazione di Pemex, pur con delle differenze procedurali. Ma il Prd (Partito rivoluzionario democratico), grande partito di centrosinistra, da sempre all'opposizione rispetto al Pri, si è espresso contro la privatizzazione. Andres Manuel Lopez Obrador, due volte candidato presidenziale, ha dichiarato che il miglioramento dell'efficienza di Pemex non si ottiene con la privatizzazione ma con la lotta alla corruzione e alla gestione poco professionale del management.
Il "no" dell'opposizione poggia sulla convinzione che la ripartenza economica del Paese debba puntare su di una riforma fiscale dato che attualmente la pressione del fisco è la più bassa tra i Paesi Ocse. E infine sui modestissimi risultati ottenuti dagli altri Paesi latinoamericani che hanno privatizzato il settore energetico.
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L'ECONOMIA
Il piano
IL pezzo forte del piano nergetico di Enrique Pena Neto è l'apertura agli investimenti privati dell'industria petrolifera, oggi monopolio statale. L'iniziativa dovrebbe potenziare la crescita del Messico, che dà preoccupanti segni di rallentamento, come mostra il grafico in alto che registra le ultime stime dell'Fmi
Le risorse messicane
Il Messico oggi è il decimo produttore mondiale di greggio secondo i dati dell'Opec, ma la produzione si è ridotta di un quarto dal picco di 3,4 milioni di barili al giorno registrato nel 2004. Il Paese è tra i principali fornitori degli Stati Uniti - prima destinazione dell'export messicano - , ma deve poi importare quasi metà della benzina per gravi carenze nella capacità di raffinazione
Il Messico possiede anche le quarte riserve al mondo di shale gas, stimate in 681mila miliardi di piedi cubici dall'Eia

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